L’evoluzione dell’accesso alla cannabis terapeutica in Spagna: la realtà sul campo

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La Spagna occupa una posizione paradossale nel panorama europeo della cannabis terapeutica. Da un lato, il Paese figura tra i principali produttori mondiali di cannabis a uso terapeutico, con operatori esperti nella genetica e nella coltivazione di cannabis di qualità farmaceutica, esportando ogni anno decine di tonnellate verso la Germania, il Regno Unito o altri mercati regolamentati. Dall’altro, i suoi stessi pazienti hanno dovuto attendere fino all’ottobre 2025 per ottenere un primo quadro normativo nazionale e tale quadro, per quanto storico, è ancora oggi ben lontano dal garantire un accesso reale e agevole al trattamento. Ecco un quadro dettagliato di questa evoluzione, tra progressi legislativi e una realtà pratica deludente per molti pazienti.

Anni di attesa e di vuoto giuridico

Per quasi un decennio, la Spagna ha vissuto una situazione singolare: alcune aziende agricole autorizzate dall’Agenzia spagnola per i medicinali e i prodotti sanitari (AEMPS) coltivavano legalmente cannabis sul territorio spagnolo, ma esclusivamente destinata all’esportazione verso paesi che disponevano già di un quadro normativo medico strutturato. I pazienti spagnoli, invece, non avevano accesso ad alcuna filiera legale a livello nazionale.

Di fronte a questa situazione ritenuta insostenibile, già nel 2021 era stata incaricata una sottocommissione parlamentare di esaminare la questione. Le sue conclusioni, che raccomandavano un accesso regolamentato tramite «formule magistrali» (preparati farmaceutici composti da estratti standardizzati), hanno impiegato diversi anni per tradursi in un testo normativo. Un primo progetto di decreto è stato presentato alla fine del 2024, suscitando già numerose critiche da parte delle associazioni dei pazienti per il suo ambito di applicazione limitato.

Il regio decreto 903/2025: un passo avanti storico, ma volutamente limitato

Il 7 ottobre 2025, il Consiglio dei ministri ha finalmente approvato il Regio Decreto 903/2025, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (BOE) il 9 ottobre ed entrato in vigore il 10 ottobre 2025. Per la prima volta, la Spagna dispone di un quadro normativo nazionale che disciplina l’uso medico della cannabis.

I punti salienti del testo:

  • Regola esclusivamente la produzione, la prescrizione e la dispensazione di preparazioni magistrali standardizzate, elaborate a partire da estratti di cannabis registrati presso l’AEMPS
  • I fiori di cannabis grezzi sono totalmente esclusi dal regime: non è consentito alcun prodotto da fumare o da vaporizzare
  • La prescrizione è riservata ai medici specialisti che esercitano in ambito ospedaliero o in centri di trattamento del dolore, e solo quando sono state esaurite le alternative terapeutiche convenzionali
  • La distribuzione avviene esclusivamente tramite le farmacie ospedaliere; le circa 22.000 farmacie di quartiere del Paese, che pure gestiscono già sostanze sensibili come il metadone o il fentanil, ne sono escluse
  • Il decreto non stabilisce alcun elenco rigido di patologie ammissibili, preferendo un modello evolutivo basato sulle prove scientifiche disponibili, anche se, di fatto, le indicazioni inizialmente prese in considerazione riguardano la spasticità associata alla sclerosi multipla, l’epilessia grave, le nausea da chemioterapia e il dolore cronico refrattario
  • In casi eccezionali (pazienti in condizioni di vulnerabilità, zone rurali isolate), le autorità sanitarie regionali possono autorizzare modalità di somministrazione a distanza
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Il governo presenta questo testo come un impegno a favore di una medicina personalizzata e basata sull'evidenza, con una farmacovigilanza continua per monitorare l'efficacia e gli effetti collaterali delle terapie nel lungo periodo.

Paziente che fuma una sigaretta di cannabis terapeutica

Cosa non cambia (ancora) per i pazienti con questo decreto

Sebbene l’adozione del decreto rappresenti indubbiamente una tappa importante, diversi limiti concreti continuano a frenarne l’effettivo impatto sul campo.

Un accesso limitato dal punto di vista geografico e amministrativo

Riservando la dispensazione esclusivamente alle farmacie ospedaliere, il testo impone di fatto ai pazienti di recarsi più volte presso le strutture ospedaliere, spesso concentrate nelle grandi città. Per i pazienti che risiedono in zone rurali o in regioni isolate, l’accesso rimane quindi complesso, nonostante la possibilità teorica di dispensazione a distanza in alcuni casi eccezionali.

Un'esclusione dal mercato dei fiori che porta al mercato nero

Numerosi pazienti e associazioni, tra cui il Consiglio dei pazienti dell’IACM, denunciano l’assenza dei fiori di cannabis dal programma. Diverse patologie, infatti, rispondono meglio alla somministrazione per inalazione rispetto agli oli o agli estratti standardizzati. In mancanza di un’alternativa legale adeguata, una parte dei pazienti potrebbe continuare a ricorrere all’autocoltivazione, ai cannabis social club o al mercato illegale, cosa che il decreto avrebbe dovuto proprio limitare.

Un’attuazione ancora parziale e graduale

Al momento della pubblicazione del decreto, restavano ancora da superare diverse fasi normative: la ratifica da parte del Congresso, nonché la pubblicazione da parte dell’AEMPS delle monografie ufficiali che definiscono con precisione i preparati autorizzati. Nel frattempo, sono disponibili solo i preparati ospedalieri già esistenti, in un numero molto limitato di strutture. Le proiezioni più realistiche indicano, in una prima fase, solo poche centinaia di pazienti effettivamente trattati, una cifra irrisoria rispetto al fabbisogno stimato.

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Un paradosso industriale che continua a persistere

La Spagna continua a esportare ogni anno decine di tonnellate di cannabis terapeutica coltivata sul proprio territorio, mentre molti dei suoi stessi pazienti rimangono esclusi da tale produzione. Le licenze di coltivazione destinate all’esportazione verso la Germania o il Regno Unito continuano inoltre a essere approvate dalle autorità di regolamentazione, senza alcun legame diretto con lo sviluppo dell’offerta nazionale.

Il ruolo ambiguo dei cannabis social club

Oltre al contesto sanitario, la Spagna è nota per la tolleranza giurisprudenziale di cui godono i “cannabis social club”, associazioni private di coltivatori e consumatori che consentono, di fatto, a numerosi pazienti di ricorrere all’automedicazione al di fuori di qualsiasi circuito medico ufficiale. Oggi si contano oltre 1.000 club sul territorio, di cui circa 400 solo a Barcellona.

Questo sistema, nato da un vuoto giuridico storico piuttosto che da una chiara volontà legislativa, ha costituito a lungo la principale via di accesso pratico alla cannabis per molti pazienti spagnoli, in assenza di un quadro normativo medico nazionale. Il suo status rimane tuttavia fragile: si basa su una tolleranza di fatto e su una giurisprudenza in evoluzione, non su una legge specifica, il che lo rende una soluzione precaria, priva di reali garanzie di qualità farmaceutica e di un follow-up medico strutturato. Questo tipo di struttura rimane chiaramente in una zona grigia…

Cannabis Social Club a Barcellona

Una legalizzazione a scopo ricreativo chiaramente esclusa

È opportuno non confondere i progressi compiuti nel campo della cannabis terapeutica con una presunta apertura verso l’uso ricreativo legale. Nel giugno 2026, il Segretario di Stato alla Salute, Javier Padilla, ha dichiarato esplicitamente davanti al Parlamento che la legalizzazione a fini ricreativi non era all’ordine del giorno del governo. Una simile evoluzione richiederebbe una modifica del Codice penale spagnolo, un iter che, ad oggi, non è stato avviato.

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Il consumo ricreativo rimane quindi illegale negli spazi pubblici, sebbene sia tollerato nella sfera strettamente privata; si tratta di una situazione spesso riassunta, in modo fuorviante, dal luogo comune secondo cui «la cannabis è depenalizzata in Spagna», mentre la realtà giuridica rimane molto più sfumata e disciplinata dalla legge sulla sicurezza dei cittadini. Molte persone confondono la grande tolleranza che era ben reale fino a pochi anni fa sul territorio spagnolo in senso lato, specificamente per quanto riguarda la cannabis, con l’attuale realtà sul campo, che mostra un inasprimento significativo a tutti i livelli all’interno della società.

In sintesi: un passo necessario, ma ben lungi dall’essere sufficiente

L’adozione del Decreto reale 903/2025 rappresenta, senza dubbio, una tappa storica per la Spagna, che colmava così una delle più importanti lacune giuridiche dell’Europa occidentale in materia di cannabis terapeutica. Ma la realtà sul campo rivela un accesso ancora estremamente limitato: la distribuzione è riservata alle farmacie ospedaliere, i fiori sono esclusi, manca un elenco chiaro delle patologie ammissibili e l’attuazione graduale riguarderà, in una prima fase, solo un numero molto ridotto di pazienti.

Per numerose associazioni, come l’Osservatorio spagnolo sulla cannabis terapeutica (OECM), la lotta è quindi solo all’inizio: quella per un effettivo ampliamento dell’accesso, per l’integrazione delle farmacie di quartiere nel circuito di distribuzione e per un’assistenza che corrisponda finalmente alle esigenze concrete dei pazienti, piuttosto che a un quadro normativo concepito soprattutto per limitare i rischi normativi anziché per facilitare l’accesso alle cure.

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