Quali sono le principali varietà autoctone di cannabis?

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Prima dell’era degli ibridi o dei poliibridi moderni, con nomi in codice accattivanti e cataloghi delle banche di semi con centinaia di referenze, la cannabis esisteva solo in una forma: le varietà autoctone. Queste popolazioni selvatiche endemiche o semi-selvatiche, plasmate nel corso di secoli o addirittura millenni dal loro ambiente e dalle pratiche agricole locali, costituiscono la base genetica di tutte le varietà che coltiviamo oggi.

Comprendere le varietà autoctone significa comprendere le radici stesse della cannabis. In questo articolo vi proponiamo una panoramica delle principali varietà autoctone, classificate per grande area di origine.

Che cos’è una varietà autoctona?

Una varietà autoctona è una popolazione di cannabis che si è evoluta in una specifica area geografica, senza incroci con genetiche estranee. L’intervento umano si è limitato, nel corso delle generazioni, a selezionare le piante più adatte alle esigenze locali: robustezza rispetto al clima, resistenza ai parassiti, aroma, effetto o resa in resina (in particolare per la produzione di hashish).

Il risultato è una pianta perfettamente acclimatata al proprio ambiente d’origine, e quindi alle diverse temperature delle stagioni dell’anno, all’altitudine, alla durata dell’esposizione solare, all’umidità dell’aria o ancora al tipo di terreno presente sul posto, e che è portatrice di un patrimonio genetico unico, plasmato da decenni, se non addirittura secoli, di selezione contadina locale endemica. Grazie a questo processo nasce così una pianta dalle caratteristiche uniche, che manifesta tutta la ricchezza e l’unicità dell’espressione sia di una regione che di un terroir specifico.

Landrace, varietà tradizionale, varietà pura: quali sono le differenze?

Questi termini vengono spesso confusi, ma indicano realtà distinte:

  • Landrace: una varietà che si è evoluta e che viene ancora coltivata nella sua regione geografica di origine
  • Heirloom (o «varietà tradizionale»): una varietà autoctona esportata e coltivata al di fuori della propria regione d’origine, senza incroci, ma in nuove condizioni ambientali, il che può modificarne leggermente l’espressione o le caratteristiche
  • Varietà pura: un termine più generico, che indica qualsiasi linea genetica che non abbia subito alcun incrocio, indipendentemente dal fatto che sia ancora in situ o meno (terminologia spesso equiparata alle varietà autoctone)

Perché le varietà autoctone sono ancora così preziose oggi?

Le varietà autoctone non sono semplici curiosità storiche. Rivestono ancora un grande interesse, per diversi motivi:

  • Un patrimonio genetico insostituibile: la quasi totalità delle varietà ibride moderne discende, direttamente o indirettamente, da una o più varietà autoctone
  • Profili terpenici complessi e unici: non essendo state selezionate esclusivamente per la loro potenza, hanno conservato una ricchezza aromatica che molti ibridi moderni hanno perso lungo il percorso
  • Robustezza e resistenza naturale: adatte a condizioni talvolta estreme, presentano spesso una notevole resistenza alle malattie, ai parassiti e alle condizioni climatiche avverse
  • Strumento di selezione: rimangono una materia prima essenziale per i creatori di nuove varietà, alla ricerca di caratteristiche specifiche

Varietà autoctone della Colombia

Le principali regioni produttrici di varietà autoctone

Asia centrale e meridionale: la culla della cannabis

È in questa regione, che comprende paesi come l’Afghanistan, il Pakistan, il Nepal e il nord dell’India, che la cannabis avrebbe la sua origine botanica, e è proprio da lì che provengono le varietà autoctone più emblematiche a predominanza Indica.

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Hindu Kush: originaria dell’omonima catena montuosa, a cavallo tra Afghanistan e Pakistan. Si tratta in genere di una pianta compatta, con foglie larghe e scure, con una distanza tra i nodi piuttosto ridotta, perfettamente adattata alle condizioni montane (altitudine, forti sbalzi termici). Produce una resina abbondante, tradizionalmente destinata alla produzione di hashish.

Afghana: coltivata nelle valli afghane da secoli, selezionata anche per la produzione di resina. Pianta bassa e tozza, a fioritura rapida, che offre effetti tipicamente rilassanti e fisici. Tipicamente Indica…

Nepalese: varietà autoctona himalayana coltivata ad alta quota, spesso ibrido naturale tra caratteristiche indica e sativa a causa della sua posizione geografica strategica. Rinomata per i suoi effetti psicoattivi marcati e la sua ricchezza aromatica.

Sud-Est asiatico: le sativa leggendarie

Thai: una delle varietà autoctone sativa più famose al mondo, originaria del nord-est della Thailandia (regioni di Nakhon Phanom, Mukdahan, Sakhon Nakhon), dove la sua coltivazione era tradizionalmente appannaggio di poche famiglie di agricoltori. Pianta alta e slanciata, con una fioritura prolungata (che spesso supera i 100 giorni), che offre effetti cerebrali energizzanti e psichedelici potenti, accompagnati da un caratteristico profilo aromatico dolce.

Laos e Cambogia: varietà autoctone vicine, meno conosciute di quelle thailandesi, ma con caratteristiche simili: crescita alta, fioritura prolungata, effetti sativa marcati e di una certa intensità.

Africa: diversità e ricchezza terpenica

Durban Poison: originaria della regione di Durban, in Sudafrica, è una delle poche varietà autoctone pure ancora ampiamente disponibili in commercio oggi. Si tratta di una Sativa pura dal profilo aromatico dolce e speziato, nota per i suoi effetti energizzanti e creativi e per la sua fioritura relativamente rapida per essere una Sativa.

Malawi Gold: varietà autoctona originaria del Malawi, nell’Africa orientale, coltivata tradizionalmente in altura su strutture a “corde” per facilitare la raccolta. Si tratta di una Sativa slanciata con una fioritura molto lunga, che offre effetti cerebrali intensi.

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Swazi: originaria dello Swaziland (Eswatini), geneticamente affine alla Durban Poison, con un marcato profilo sativa e una buona resistenza naturale ai parassiti e alle malattie legate all’elevata umidità.

Varietà autoctone africane

Giamaica e Caraibi: l’eredità rastafari

Lamb’s Bread (o Lamb’s Breath): iconica varietà autoctona giamaicana, resa famosa soprattutto grazie al suo legame con Bob Marley. Si tratta di una Sativa pura dagli effetti energizzanti ed euforizzanti, con un aroma terroso ed erbaceo.

Queste varietà giamaicane sono indissolubilmente legate alla cultura rastafari e alla storia della cannabis moderna: è soprattutto attraverso la Giamaica e i Caraibi che la Cannabis sativa si è diffusa in Nord America nel XX secolo.

America Latina: i leggendari “Gold”

Le varietà autoctone dell’America Latina, rese popolari negli anni ’70 tra i consumatori nordamericani, prendono spesso il nome dalla loro regione di origine e dal colore dei loro fiori.

Colombian Gold: originaria degli altipiani colombiani, questa sativa deve il suo nome alla tonalità dorata dei suoi fiori maturi. Il rilievo molto variegato della Colombia ha favorito la comparsa di diverse varianti regionali (Punto Rojo, Santa Marta Gold, Cali Hills…), ciascuna con caratteristiche leggermente diverse a seconda dell’altitudine e del microclima.

Acapulco Gold: varietà autoctona messicana originaria della regione di Acapulco, mitica quanto la sua cugina colombiana. Si tratta di una Sativa rinomata per il suo aroma dolce e caramellato, all’origine di numerosi ibridi Sativa moderni, tra cui la famosa Super Silver Haze, che vanta antenati messicani.

Maghreb e Marocco: la terra dell'hashish

Ketama: varietà autoctona di Indica coltivata da generazioni nella regione del Rif, nel nord del Marocco, principalmente per la produzione di hashish, in particolare il tradizionale Beldia, uno dei più rinomati al mondo. È una pianta robusta e compatta, a fioritura rapida, perfetta per la produzione di hashish.

Sativa, Indica: una distribuzione geografica coerente

Si osserva una logica geografica piuttosto netta nella distribuzione dei tratti delle razze autoctone:

  • Le regioni montuose e aride (Hindu Kush, Afghanistan, Marocco) hanno favorito la comparsa di varietà autoctone a predominanza indica: piante basse, compatte, con foglie grandi e larghe, internodi corti, a fioritura rapida, adatte agli inverni precoci e agli sbalzi termici
  • Le regioni tropicali ed equatoriali (Thailandia, Colombia, Africa orientale, Giamaica) hanno favorito le varietà autoctone a predominanza sativa: piante alte e slanciate, con foglie grandi dalle lamine sottili o molto sottili, a fioritura prolungata, adatte a un'esposizione solare costante durante tutto l'anno e che resistono con grande resilienza sia agli insetti nocivi che alla maggior parte delle malattie fungine.

Varietà autoctone thailandesi

La cannabis ruderalis (varietà autofiorenti), dal canto suo, costituisce una terza categoria di varietà autoctone, originaria delle regioni più settentrionali (Russia, Ungheria, Europa orientale, Asia centrale), caratterizzata da una fioritura automatica indipendente dal ciclo di luce, che rappresenta un tratto genetico all’origine di tutte le moderne varietà autofiorenti.

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Un patrimonio genetico in pericolo

Le varietà autoctone autentiche e intatte sono oggi sempre più rare. Diversi fattori spiegano questa erosione genetica:

  • Il divieto, che per lungo tempo ha scoraggiato, se non addirittura reso pericolosa, la coltivazione tradizionale in molte regioni d’origine
  • L’ibridazione diffusa, che ha progressivamente diluito le linee pure a favore di incroci commerciali più produttivi o più vigorosi
  • L'esodo rurale e l'urbanizzazione, che hanno portato alla scomparsa di alcune competenze agricole tradizionali
  • I conflitti armati e l’instabilità politica in alcune regioni storicamente produttrici (Afghanistan, alcune zone dell’Africa), che rendono difficile la conservazione in situ di queste preziose risorse genetiche.

Di fronte a questa situazione, diverse organizzazioni e banche dei semi si dedicano oggi attivamente alla conservazione delle varietà autoctone: raccolta dei semi direttamente sul campo nel paese d’origine (Ace Seeds, ad esempio), conservazione nelle banche dei semi e, talvolta, reintroduzione presso le comunità locali. È tuttavia opportuno mantenere un certo scetticismo: non tutte le varietà commercializzate con la denominazione «landrace» dalle banche dei semi hanno necessariamente conservato una purezza genetica totale, poiché alcune potrebbero aver subito stabilizzazioni o lievi incroci nel corso delle moltiplicazioni per migliorarne la vitalità presso i piccoli coltivatori domestici.

In sintesi

Le varietà autoctone costituiscono la base genetica di tutto ciò che conosciamo oggi in materia di cannabis. Dall’Hindu Kush afghano alle sativa thailandesi, passando per le “Gold” sudamericane e le varietà africane, ognuna racconta la storia di una regione, di un clima e di una cultura agricola che le sono propri.

Sia per i coltivatori che per i selezionatori, queste varietà rimangono una fonte inesauribile di ispirazione: offrono una diversità aromatica, un patrimonio genetico e un’autenticità che pochi ibridi moderni riescono a eguagliare. Preservarle significa conservare una parte essenziale della storia stessa della cannabis sulla Terra. Un’avventura affascinante dai confini infiniti…

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